La Commissione europea si prepara ad aprire la seconda edizione dell’asta IF26 Heat Auction, un meccanismo che potrebbe cambiare le regole del gioco per la decarbonizzazione del calore di processo. L’appuntamento è fissato per dicembre 2026, con una dotazione di un miliardo di euro finanziata dai proventi dell’EU ETS.
Un problema economico, non tecnologico
Secondo i dati richiamati dalla stessa Commissione, il calore di processo assorbe il 47% dell’energia consumata dall’industria europea e genera circa tre quarti delle emissioni dirette di CO2 del settore. Eppure solo il 4% di questo calore viene oggi prodotto per via elettrica.
Le tecnologie esistono: pompe di calore industriali, caldaie elettriche, riscaldamento resistivo, induzione, sistemi dielettrici, plasma e accumuli termici coprono già diversi range di temperatura. Il nodo è la convenienza economica. Il business case dipende dal rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas: in Italia questo rapporto è pari a circa 3 volte, collocando il Paese tra i mercati più penalizzati d’Europa.
Il nuovo Piano d’azione europeo sull’elettrificazione punta a portare entro il 2030 il prezzo industriale dell’elettricità entro due volte quello del gas. Molti investimenti, però, devono essere decisi prima che quel riequilibrio si realizzi.
Come funziona l’asta
Heat Auction assegna un premio fisso a chi produce calore decarbonizzato. L’impresa dichiara il sostegno necessario e le offerte che richiedono meno risorse pubbliche per tonnellata di CO2 evitata entrano per prime in graduatoria. Il premio viene corrisposto per cinque anni sui volumi effettivamente prodotti.
L’edizione 2026 è divisa in due categorie:
- Media temperatura (100-400 °C): 700 milioni di euro, tetto di offerta di 400 euro per tonnellata di CO2
- Alta temperatura (oltre 400 °C): 300 milioni di euro, tetto di 800 euro/t CO2
In entrambi i casi la soglia di ingresso è di 3 MW termici di nuova capacità in un’unica localizzazione. Una deroga ammette nella fascia media anche progetti tra 80 e 100 °C, se superiori a 10 MW e basati su pompe di calore con COP maggiore di 1,5, calore rinnovabile diretto o nucleare.
Il sistema è pay-as-bid: i progetti vengono ordinati dal prezzo più basso al più alto e ciascuno riceve il premio offerto. Un progetto che integra un accumulo con caratteristiche definite dalla call può ottenere una riduzione del 25% del prezzo utilizzato per la graduatoria, senza ridurre il premio effettivamente richiesto, e può remunerare volumi fino al 100% delle ore annue alla capacità nominale (contro il 70% degli altri progetti).
Il caso italiano
La prima edizione ha portato 65 progetti di dieci Paesi alla preparazione del Grant Agreement, ma tra questi non compare alcun progetto italiano. I selezionati hanno assorbito circa 397 milioni di euro su un miliardo disponibile, meno del 40%: le risorse c’erano, mancavano i dossier.
Un Paese assente da un meccanismo europeo di tale scala rinuncia sia alle risorse disponibili (che provengono dalle quote ETS anche delle aziende italiane), sia al proprio peso nel disegno delle aste successive, perché i parametri delle prossime edizioni vengono tarati sui progetti che si presentano.
Cosa ha mostrato l’edizione 2025
La IF25 ha ricevuto 85 offerte da 14 Paesi e ha selezionato 65 progetti, per 766 MW termici complessivi. I settori coinvolti vanno dalla chimica alla carta, dall’alimentare al farmaceutico, dal tessile al vetro e all’acciaio. La tecnologia più ricorrente è stata il riscaldamento resistivo, diretto o indiretto, ma sono entrate anche pompe di calore, solare termico e configurazioni ibride.
Il risultato suggerisce due letture: la decarbonizzazione del calore non riguarda una nicchia tecnologica o settoriale, e la selezione non è stata determinata dal budget ma dalla disponibilità di progetti sufficientemente maturi.
Le condizioni per candidarsi
Heat Auction non anticipa il contributo: i pagamenti, annuali o semestrali, iniziano dopo l’entrata in esercizio e seguono la produzione certificata. Il CAPEX deve quindi essere finanziato dall’azienda, eventualmente attraverso un prestito ponte a tasso agevolato.
All’accettazione del contributo (Grant Agreement, autunno 2027) sarà richiesto un commitment tramite una completion guarantee pari al 6% del contributo massimo. Per i progetti di media temperatura l’entrata in esercizio deve essere raggiunta entro quattro anni dalla firma; per l’alta temperatura i termini salgono a cinque anni.
Sono finanziati esclusivamente nuovi progetti: la nuova capacità non deve avere iniziato lo start of works al momento della domanda. Il contributo non è cumulabile con altre forme di incentivo, in particolare se „aiuto di stato”.
I tempi
La preparazione del dossier richiede circa quattro mesi. Con l’apertura prevista a dicembre e la chiusura a febbraio 2027, avviare le valutazioni entro fine settembre consente di affrontare consapevolmente le scelte necessarie. Per le imprese che stanno valutando l’elettrificazione del calore, questo è il momento di verificare se un investimento finora rinviato possa diventare economicamente sostenibile.
Źródło: QualEnergia






